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A V V E R T E N Z A
Si avvertono i lettori che:
 La presente è un’opera ‘letteraria’
 Non ha quindi alcuna pretesa di trasmettere verità teologiche diverse da quelle di Fede che la Dottrina cristiana insegna
 Allocuzioni ed espressioni utilizzate vanno pertanto da ciascuno liberamente intese come mezzo per trasmettere concetti più generali di natura ‘spirituale’ per i quali bisogna riferirisi al loro significato profondo più che alla forma in sé e per sé in cui l’autore – per esigenze anche letterarie – li esprime
 Nella Appendice alla presente opera è contenuto un Indice cronologico della vita di Gesù, di Maria e degli apostoli, negli episodi più significativi - commentati nei sette volumi di vita evangelica scritti dall’autore – tratti dall’Opera ‘L’Evangelo come mi è stato rivelato’ - in dieci volumi - edita dal Centro Editoriale Valtortiano di Isola del Liri.
    Tale Indice è stato stilato dall’autore secondo l’ordine  cronologico delle visioni avute dalla mistica Maria Valtorta.
L’autore
P R E F A Z I O N E
Avete mai visto un film? Avete mai provato a raccontarlo?
Se ne siete capaci, il vostro ascoltatore potrà riviverlo attraverso le vostre parole.
Ecco, questo è quanto cercherò di fare grazie all’Opera ‘L’Evangelo come mi è stato rivelato’.
È un’opera in dieci volumi, una sorta di ‘film’ di autentiche visioni di vita evangelica di Gesù, di Maria e degli apostoli, trascritte - sotto il controllo giornaliero dei sacerdoti suoi direttori spirituali - dalla scrittrice mistica moderna Maria Valtorta.1
Il ‘film’ è suo e potete vederlo in originale - se volete - attingendo direttamente alla sua Opera.
Ma se le oltre cinquemila pagine dei suoi dieci volumi vi sembrano troppe, ve ne farò qui ora la sintesi. Le parole sono mie ma gli episodi ed i concetti di fondo sono dell’Opera di questa grande mistica cattolica.
Il mio è dunque come un ‘Bignami’, quella pubblicazione di sintesi che tanti anni fa noi meno giovani ripassavamo con l’acqua alla gola immediatamente prima degli esami delle scuole superiori, quando non c’era più il tempo materiale per rileggere i volumi ben più ponderosi delle varie materie studiate durante l’anno.
Questa mia ‘BREVE STORIA DELLA VITA DI GESU’ è infatti un ‘compendio’ (selezione, integrazione e revisione) non solo dell’Opera della mistica ma anche della ricostruzione e ambientazione di episodi evangelici, alla luce della suddetta Opera, che ho fatto nei miei sette volumi2 di commento ai quattro Vangeli ‘canonici’ di Giovanni, Matteo, Marco e Luca.
Sono molti i films prodotti sulla vita di Gesù che – pur avendo ottenuto gradimento di pubblico e di critica - si sono rivelati non di rado infedeli ai Vangeli, senza introspezione psicologica, scarsamente attenti alla dottrina e alla spiritualità profonda insegnate da Gesù e per di più con poca attendibilità storica.
Non posso dunque anch’io – senza presunzione ma per spirito di amore verso Gesù - cimentarmi in una ‘rappresentazione’ di Gesù e della sua vita che si basi non sulla mia fantasia ma sulla ‘metabolizzazione’ dei suoi discorsi e della sua attività pubblica, conosciuta studiando e meditando le visioni e i dialoghi dell’Opera della grande mistica?
Se l’idea di un racconto evangelico quale quello desunto da quest'Opera, basato peraltro su autentiche visioni, potesse in qualche modo disturbare la ‘forma mentis’ di un razionalista, magari anche agnostico per non dire scettico, consideriamolo e leggiamolo allora come un’opera letteraria di fantasia - come tante che peraltro non fanno 'scandalo' - ma poi valutiamolo sulla base della attendibilità razionale, spirituale e dottrinale che da esso emerge con forza.
La figura di Gesù - come nella copertina di questo libro - balzerà fuori dalle pagine del tempo come se Egli fosse ancora oggi non solo presente ma anche ben visibile in mezzo a noi, e ci ritroveremo immersi nella realtà storica, sociale, religiosa e conflittuale nella quale Egli e gli apostoli ebbero a vivere duemila anni fa.
Chi ha già fede potrebbe vedersela rafforzata e chi non ce l’ha potrebbe finire per desiderarla.
L’autore
INTRODUZIONE al 1° VOLUME
Ormai da vari decenni, sotto l’incalzare imponente del Modernismo1, molti teologi ‘scientisti’2 hanno smesso di credere alla Resurrezione di Gesù Cristo non solo perché il fatto appare contrario alle leggi naturali e della fisica attualmente conosciute, ritenute evidentemente impossibili da modificare persino dal Dio che le ha create, ma anche perché da molti di costoro Gesù non viene nemmeno più considerato l’incarnazione di un Dio che si fa uomo.
Essi - ritenendo Gesù semplicemente un uomo, sia pur un grande uomo ma che si è tuttavia illuso di essere un ‘Dio’ -  collocano il racconto evangelico della Resurrezione nel recinto dei miti.3
In questo clima culturale ed agnostico - che pervade oggi la generalità dello stesso mondo occidentale, una volta cristiano - si può capire il perché in una parte delle stesse gerarchie ecclesiastiche, che sono pur sempre ‘figlie dei tempi’, ci possano essere stati o ci siano tuttora dubbi - al di là della pur ragionevole e anche doverosa ‘prudenza‘ - sulle apparizioni e rivelazioni in genere.
È ormai di pubblico dominio il caso, nel 1917, delle varie apparizioni e rivelazioni della Madonna ai tre pastorelli di Fatima.
Nonostante il famoso miracolo del sole ruotante - preannunciato in anticipo dalla Madonna come segno che avrebbe attestato la verità delle apparizioni e rivelazioni, miracolo al quale avevano assistito circa settantamila persone - una parte importante della Gerarchia ecclesiastica le ha messe per decenni in discussione, salvo arrivare solo nel 2000, grazie ad una decisione di Papa Giovanni Paolo II, alla beatificazione dei piccoli Giacinta e Francisco, due dei pastorelli veggenti, morti in giovane età, essendo la terza, suor Lucia, all'epoca ancora in vita.
Analoga diffidenza non ha risparmiato le apparizioni e rivelazioni della Madonna a Medjugorie - che sembra siano la continuazione di quelle di Fatima e annunciano tempi tristissimi per l’Umanità - ed altre numerose sue apparizioni e rivelazioni che stanno avvenendo da alcuni decenni in tutto il mondo.
Di conseguenza si può parimenti comprendere come possano esserci dubbi anche sulle apparizioni e rivelazioni di Gesù ad una mistica come Maria Valtorta.
Vi domanderete a questo punto chi sia Maria Valtorta…4
Ne ho già parlato in altri miei scritti ma ve ne dirò qualcosa in sintesi anche ora5.
Costretta paralizzata su di un letto, nel 1943 aveva sentito un giorno la voce di Gesù che le chiedeva se lei avesse voluto accettare di soffrire un poco per Lui, offrendoGli le sue sofferenze per ‘aiutarLo’ e contribuire grazie ad esse alla salvezza dei peccatori.
Lei accettò e da quel momento le sue sofferenze si moltiplicarono in numero e intensità ma, oltre alla forza per sopravvivere e poterle sopportare, la mistica cominciò ad avere progressivamente visioni su visioni della vita evangelica di Gesù.
Lei - appoggiata a dei cuscini contro lo schienale del proprio letto - trascriveva senza errori e in tempo reale ciò che vedeva e sentiva su dei quaderni, a lora volta posati su una sorta di leggìo sulle sue ginocchia.
I sacerdoti dell'Ordine dei Servi di Maria, suoi direttori spirituali, ritiravano giornalmente i manoscritti e li  battevano a macchina.
Questi scritti - pubblicati dal Centro Editoriale Valtortiano -sarebbero poi andati a costituire le sue varie opere e fra queste  l’Opera ‘principe’: ‘Il poema dell’Uomo-Dio’, successivamente reintitolata ‘L’Evangelo come mi è stato rivelato’.
In buona sostanza Maria Valtorta - per amore verso Gesù - aveva accettato di divenire quella che nel linguaggio mistico viene chiamata ‘anima-vittima’, come ad esempio accettò di essere anche Padre Pio.6
Il Cristianesimo non è masochismo, ma il suo insegnamento ci dice che, accettando di soffrire e offrire a Dio Padre le proprie sofferenze come fece l'Uomo-Dio-Gesù che non rifiutò la Croce per poter redimere l’Umanità, si diventa in sostanza dei piccoli collaboratori di Gesù, dei piccoli ‘corredentori’, e si partecipa pertanto in forma attiva al Piano di Salvezza che Dio ha previsto per l’uomo.
Quella di anima-vittima è dunque una 'chiamata' straordinaria che spetta a coloro che Gesù più ama.
La sofferenza accettata e offerta a Dio è un grande atto di amore e l’Amore salva perché - e questo è il ‘miracolo’ straordinario della cosiddetta ‘Comunione dei santi’ - Dio utilizza l’amore anche di pochi per salvarne molti.
Tuttavia, la prima reazione del modernista o dello scientista, di fronte ai fenomeni mistici, è che si tratti di fenomeni… psichiatrici.
La Psicanalisi atea considera in genere come psicopatologiche le visioni dei più grandi santi, a cominciare dall’ultimo, Padre Pio da Pietrelcina, che non solo aveva le visioni ma aveva avuto per di più il ‘torto’ di aver ricevuto le stigmate.
Padre Agostino Gemelli - ‘padre’, medico, psicologo e consulente del Sant’Uffizio - fu inviato negli anni venti del secolo scorso a visitare Padre Pio da Pietrelcina per un esame clinico delle sue stigmate.
Il Gemelli era però privo della necessaria autorizzazione scritta del Sant’Uffizio, e Padre Pio rifiutò sdegnosamente la visita, di cui egli certo aveva intuito pregiudizi e finalità.
Padre Gemelli7, anche senza la visita, e cioè ‘a lume di naso’, espresse comunque al Sant’Uffizio la sua lapidaria diagnosi: ‘psicopatico, autolesionista ed imbroglione’!
L’inchiesta si concluse con l’invito,  rivolto dalla Chiesa ai fedeli, a non considerare come sovrannaturali le manifestazioni    considerate ‘psichiatriche’ dal Gemelli.
A Padre Pio venne vietata la celebrazione della S.Messa in pubblico e l’esercizio della Confessione.
Le restrizioni vennero poi revocate anni dopo, ma Padre Pio fu poi ancora sottoposto ad ulteriori indagini da parte di Giovanni XXIII, senza però che si trovasse nulla.
Padre Pio morì nel 1968 e sotto Papa Giovanni Paolo II venne proclamato prima Beato e poi Santo nel 2002.
Questo è il triste destino dei mistici anche dei secoli passati, considerati a posteriori dalla Psicanalisi atea moderna come soggetti ‘isterici’, vittime di disturbi ‘istrionici’ della personalità associati a fenomeni ‘dissociativi’.
Cosa si poteva allora dire di una piccola sconosciuta Valtorta - che il ‘suo’ Gesù chiamava dolcemente ‘la mia piccola violetta’ e che aveva scritto nel silenzio e nell’anonimato più assoluto oltre quindici opere di altissimo livello letterario e teologico e soprattutto aveva descritto minuziosamente le visioni con relativi dialoghi dei tre anni di vita pubblica di Gesù e degli apostoli?
Fu più fortunata di Padre Pio, perché nel mettere all’Indice con decreto del Santo Offizio8 la sua Opera - che evidentemente le gerarchie ecclesiastiche, come già fatto con Padre Pio, non potevano ammettere come un fenomeno soprannaturale - la motivazione (peraltro non contenuta nel suddetto decreto) fu riportata in una nota a parte, anonima, apparsa sull’Osservatore romano dal titolo: UNA VITA DI GESU’ MALAMENTE ROMANZATA!  
Ora, anche di Maria Valtorta - i ‘personaggi’ alla Gemelli - potrebbero dire, e lo hanno detto, che i suoi non sono fenomeni di ispirazione soprannaturale ma semmai ‘paranormale’, anzi problemi ‘isterici’ e ‘fenomeni  dissociativi della personalità’.
È del resto la stessa cosa che molti di costoro, non credendo alla divinità di Gesù e quindi nemmeno alla sua Resurrezione, direbbero a maggior ragione anche di Lui, visto che Egli aveva la ‘pretesa’ di vedere e parlare con Dio, anzi di credersi addirittura ‘Figlio di Dio’.
Il Gesù che parlava giornalmente alla Valtorta l’aveva anche affettuosamente soprannominata suo ‘piccolo Giovanni’, in quanto - come il grande evangelista - essa era fedele trascrittrice delle visioni di vita evangelica che Egli le donava.
Egli le aveva spiegato di averle mostrato il suo Vangelo di vita vissuta, un Vangelo spiegato dallo stesso Gesù in molti punti più oscuri, perché questo, come da lei riportato, avrebbe costituito un tentativo più forte di condurre gli uomini moderni a Lui nel momento in cui questi mostravano di allontanarsi sempre di più dalla fede nel Dio vero.
Egli non si limitava più alla parola. Questa li stancava e li staccava. Ricorreva allora alle visioni, quelle del Vangelo, ed in più Egli le spiegava per renderle più attraenti.9
Alla fine della sua Opera,10 il suo Gesù dettò infatti alla mistica con precisione la ragione e gli scopi di quelle eccezionali rivelazioni che, in estrema sintesi, possono qui riassumersi come un aiuto straordinario e misericordioso – in un momento di grande difficoltà per la Chiesa – atto a fornire argomenti per combattere proprio il Modernismo che avrebbe sempre più corrotto la Chiesa, per difendere la sovrannaturalità dei dogmi, la divinità di Cristo vero Dio e vero Uomo, la dottrina di Paolo e Giovanni, la sua scienza illimitata perché perfetta, la natura perfetta della sua Dottrina che non si è formata quale è attraverso successive trasformazioni ma tale è stata data fin dall’inizio.
Un aiuto, ancora, per risvegliare sacerdoti e laici, per dare ai maestri di spirito e direttori di anime i sostegni necessari, per restituire alla verità le figure di Gesù, di Maria e tante altre cose ancora.
L’Organo del Sant’Uffizio - per ragioni che non è mai stato possibile capire con chiarezza - pareva essere contrario alla richiesta di autorizzazione alla pubblicazione dell’Opera avanzata dai Padri Serviti che all’epoca avevano assistito la mistica inferma.
I suoi due direttori spirituali provarono allora ad ‘aggirare’ l’ostacolo cercando di arrivare direttamente al Santo Padre, Pio XII.
Ci riuscirono grazie ai buoni uffizi di Mons. Francesco Norese, archivista della Segreteria di Stato, che procurò anche un’udienza concessa il 26 febbraio 1948 a P. Romualdo M. Migliorini e P. Corrado M. Berti, accompagnati dal loro Priore, il P. Andrea M. Cecchin.
Nell’Opera ‘Pro e contro Maria Valtorta’11in merito a tale udienza si legge fra l’altro:
«Il Papa mostra di aver preso conoscenza dell’Opera e dà un consiglio lapidario: ‘Pubblicatela così come è’. Gli viene sottoposto il testo di una Prefazione, dove si parla esplicitamente di fenomeno soprannaturale, ma egli lo disapprova e aggiunge: ‘Chi legge quest’Opera capirà”».
Vi si legge inoltre che il Sant’Uffizio, subito dopo questa udienza, nel 1949, frenò ogni iniziativa di Padre Berti volta alla pubblicazione dell’Opera, e quando - ciò nonostante - anni dopo l’opera venne stampata, la reazione del Sant’Uffizio – nel 1959 - fu conseguente: la messa all’Indice!
Il Card. Ottaviani, che presiedeva il Sant’Uffizio, era del resto conosciuto per carattere e fermezza tanto da meritarsi l’appellativo di ‘carabiniere della Chiesa’.
Ma colui che era pur suo amico, Gabriele Roschini, mariologo famoso, Professore alla Pontificia Facoltà Teologica ‘Marianum’, dopo aver letto nel 1972 l’Opera, pubblicò un volume dal titolo ‘La Madonna negli scritti di Maria Valtorta’, nella cui Presentazione (i grassetti sono i miei) egli stesso ebbe a scrivere  :
«È da mezzo secolo che mi occupo di Mariologia: studiando, insegnando, predicando e scrivendo.
Ho dovuto leggere perciò innumerevoli scritti mariani, d’ogni genere: una vera ‘Biblioteca mariana’.
Mi sento però in dovere di confessare candidamente che la Mariologia quale risulta dagli scritti, editi ed inediti, di Maria Valtorta, è stata per me una vera rivelazione. Nessun altro scritto mariano, e neppure la somma degli scritti mariani da me letti e studiati, era stato in grado di darmi, del Capolavoro di Dio, un’idea così chiara, così viva, così completa, così luminosa e così affascinante: semplice e insieme sublime’. Tra la Madonna presentata da me e dai miei colleghi (i Mariologi) e la Madonna presentata da Maria Valtorta, a me sembra di trovare la stessa differenza che corre fra una Madonna di cartapesta e una Madonna viva, tra una Madonna più o meno approssimativa e una Madonna completa in ogni sua parte, sotto tutti i suoi aspetti…».
Roschini prosegue poco dopo dicendo:
«É bene, inoltre, che si sappia che io non sono stato un facile ammiratore della Valtorta. Anch’io infatti sono stato, un tempo, tra coloro che, senza una adeguata conoscenza dei suoi scritti, hanno avuto un sorrisino di diffidenza nei riguardi dei medesimi.
Ma dopo averli letti e ponderati, ho dovuto – come tanti altri – concludere: ‘Chi vuol conoscere la Madonna (Una Madonna in perfetta sintonia col Magistero ecclesiastico, particolarmente col Concilio Vaticano II, con la Sacra Scrittura e la Tradizione ecclesiastica) legga la Mariologia della Valtorta!’
A chi poi volesse vedere, in questa mia asserzione, uno dei soliti iperbolici «slogan » pubblicitari, non ho da dare che una sola risposta: «Legga, e poi giudichi!...».
Del resto il 6 maggio 1992, con una sua lettera Prot. N. 324/92, l’allora Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana, Dionigi Tettamanzi, motivando in premessa la sua lettera a seguito delle frequenti richieste di parere che giungevano anche alla sua Segreteria circa l’atteggiamento dell’Autorità ecclesiastica sugli scritti di Maria Valtorta, scrive con fare gentile e direi anche cordiale all’Editore (i grassetti sono i miei):
Stimatissimo Editore,
in seguito a frequenti richieste, che giungono anche a questa Segreteria, di un parere circa l’atteggiamento dell’Autorità ecclesiastica sugli scritti di Maria Valtorta, attualmente pubblicati dal ‘Centro Editoriale Valtortiano’, rispondo rimandando al chiarimento offerto dalle ‘Note’ pubblicate da ‘L’Osservatore  Romano’ il 6 gennaio 1960 e il 15 giugno 1966.
Proprio per il vero bene dei lettori e nello spirito di un autentico servizio alla fede della Chiesa, sono a chiederLe che, in un’eventuale ristampa dei volumi, si dica con chiarezza fin dalle prime pagine che le ‘visioni’ e i ‘dettati’ in essi riferiti non possono essere ritenuti di origine soprannaturale, ma devono essere considerati semplicemente forme letterarie di cui si è servita l’Autrice per narrare, a modo suo, la vita di Gesù.
Grato per questa collaborazione, Le esprimo la mia stima e Le porgo i miei rispettosi e cordiali saluti».
+Dionigi Tettamanzi
Segretario Generale
Anche senza essere raffinati esegeti sembra di capire che sarebbe bastato che l’Editore accettasse di scrivere in qualche modo e con poche parole in premessa che l’Opera non fosse da ritenere di ispirazione soprannaturale per risolvere ‘amichevolmente’ la ‘controversia’ e considerarne la lettura come ‘autorizzata’, lettura che mai avrebbe potuto essere autorizzata se invece l’Opera avesse avuto contenuti contro la morale e la Fede, casi nei quali mai la Chiesa approva scritti del genere, anche se questi non rivendicano una origine soprannaturale, perché la Chiesa ne valuta la sostanza.12
L’Editore non se la sentì di accettare anche se – penso io - l’accettazione di quella proposta avrebbe potuto rappresentare una enorme diffusione ed una fortuna editoriale di vendite.
L’Opera, nonostante quella antica messa all’Indice (Indice poi abolito alcuni decenni fa) si è però comunque diffusa silenziosamente in tutto il mondo – insieme ad altre opere dell’Autrice - tradotta nelle più svariate lingue, incluso il cinese e il giapponese.
Gabriele Maria Allegra, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori, missionario in Cina e biblista, ha tradotto l’intera Bibbia in lingua cinese ed ha fondato lo Studio Biblico di Pechino, poi trasferito a Hong Kong.
Morto nel 1976 ad Hong Kong, dove dopo appena otto anni venne aperto il processo per la sua beatificazione, egli ebbe a scrivere la seguente lettera al sinologo P. Fortunato Margotti, suo confratello, che gli aveva fatto conoscere l’Opera di Maria Valtorta (i grassetti sono i miei):13
Ave Maria. Hong Kong, lì 30 luglio 1965
Carissimo Fortunato,
vorrei per un istante solo trovarmi a Roma per prendere le sue orecchie e tirargliele proprio forte forte come quando una volta si scioglievano le campane la mattina del Sabato Santo! Ma sa che il Poema di Gesù mi ha distaccato dagli studi della Sacra Scrittura? E mi fa piangere e ridere di gioia e di amore. Ma non continuo!
Non credo che un genio possa completare così la narrazione evangelica: digitus Dei est hic! Altro che Formgeschichtemethode!
Io sento in questo libro il Vangelo, o meglio il profumo inebriante del Vangelo. E sono superbo che tante – non tutte – tante ipotesi corrispondono a quelle che nella mia testa mi ero fatto per coordinare la vita del Salvatore. Ma solo a voce potrei parlare di ciò.
Questo libro è per me un atto di divina misericordia per la Chiesa, per le anime semplici, per i cuori che sono evangelicamente fanciulli. Spero che il solerte editore nell’ultimo volume vi aggiunga un bell’Indice, almeno per i nomi propri.
E ora, caro P. Margotti, giacché mi sta facendo fare questo peccato di negligenza per il mio dovere, e giacchè, quel ch’è peggio, io ho tutta la voglia di commetterlo per intero, stia all’erta e mi mandi gli altri volumi tutti, e se trovasse qualche schizzo biografico di Maria Valtorta me lo mandi pure, ché conoscere la testimone vuol dire tanto.
E Norberto pagherà, paga per tanti altri miei capricci, dovrà per prepotenza pagare per il Poema dell’Uomo-Dio!
Ora termino perché voglio tornare al quarto volume di esso… è irresistibile: Maestro benedetto, e che sarà quando lo vedremo?
Se non mi converto questa volta ho bell’e visto: sono peggiore di Giuda!
Mi ossequi il caro P. Alessio e gli altri confratelli di ‘Sinica Franciscana’. L’abbraccio fraternamente, suo dev.mo
Fr. Gabriele M. Allegra
Nell’accingermi a scrivere questa mia ‘Breve storia della Vita di Gesù’, perché non ispirarmi dunque all’Opera della mistica, e non solo ai Vangeli come hanno finora fatto coloro che in passato ma anche nei nostri tempi attuali hanno scritto opere sulla Vita di Gesù?
La Valtorta, qualunque sia il parere di chi non crede ai mistici e alla possibilità di apparizioni e visioni, ha avuto infatti delle visioni che le hanno fatto osservare e ‘vivere’ in tempo reale episodi e dialoghi, ambientazioni e personaggi che confermano in maniera straordinaria i brani evangelici, completandoli, rendendoli più comprensibili e fornendo per di più la soluzione a loro apparenti discordanze e ad innumerevoli quesiti che si sono posti, nei secoli, generazioni di esegeti.
I quattro Evangelisti, peraltro, nella loro esposizione non si erano proposti un 'ordine' dei brani di tipo ‘storico’, ma didattico.
L’Opera scritta dalla Valtorta presenta invece gli stessi episodi, e molti altri ancora non citati nei Vangeli canonici, in un ordine del tutto cronologico, dando al ‘personaggio Gesù’ una straordinaria dimensione ‘storica’ e reale: quella di un Uomo-Dio di straordinaria eloquenza, di alto livello culturale e spirituale, realmente vissuto, collocato in un contesto politico e sociale che più veritiero non potrebbe sembrare e che anzi ci illumina in maniera straordinaria sulla vita, mentalità, usi e costumi nella società ebraica di quei tempi.
Quello cronologico è anche un aspetto di straordinaria rilevanza che depone al di là di ogni ragionevole dubbio a favore di quel ‘Digitus Dei est hic’ di cui parlava poc’anzi Padre Gabriele Maria Allegra.
Solo chi avesse vissuto in prima persona quegli episodi, e cioè Gesù stesso, avrebbe infatti potuto inquadrarli, collocarli e anche commentarli in un quadro temporale ed ambientale con una chiarezza che può sciogliere qualsiasi dubbio interpretativo dei Vangeli canonici.
La collocazione cronologica degli episodi evangelici e la razionalità e coerenza del loro contesto equivalgono dunque all’impronta digitale lasciata… dal divino Autore che quegli stessi episodi ha vissuto.
Sono quindici anni della mia vita che studio praticamente quasi ‘a tempo pieno’ l’Opera della Valtorta dalla cui lettura e meditazione io, in origine agnostico e razionalista all’eccesso, ho finito per essere ‘convertito’.
Ho dedicato finora sedici opere di commento… ‘razionale’ ai suoi scritti, avendo in particolare anche redatto sette volumi di commento ai Vangeli canonici i cui episodi principali sono stati da me ‘sovrapposti’, analizzati e messi a confronto con quelli corrispondenti contenuti nei dieci volumi di visioni della mistica sulla vita evangelica di Gesù.
Non pensiate però che i miei sette volumi siano tanti e nemmeno sufficienti, perché - per analizzare e approfondire i risvolti e le ‘pieghe’ delle rivelazioni giunte a questa mistica - non basterebbe una biblioteca intera e non credo di esagerare affermando che sarebbe necessario un lavoro esegetico di un paio di generazioni di studiosi.
In questi tre lustri di miei studi e meditazioni credo tuttavia di aver talmente metabolizzato il contenuto delle sue rivelazioni e visioni, da potervene raccontare almeno una piccola parte in prima persona come se fossero mie, anche se in realtà sono sue.
Il ‘film’ al quale ho accennato nella Prefazione - coordinato con i quattro vangeli canonici - è dunque quello dell’Evangelo del ‘piccolo Giovanni’, anche se il Regista del ‘film’ è il Gesù valtortiano.
Per quanto mi riguarda, consideratemi appunto come uno spettatore che - dopo averlo visto - ve lo racconta ora con le proprie parole.
Non in dieci ponderosi volumi come quelli dell'Opera valtortiana, state tranquilli, ma solo in due...volumetti.


1 Modernismo: E’ un complesso di dottrine adottate a seguito di influenze filosofiche per interpretare il Cristianesimo e renderlo accettabile alla cultura contemporanea. Condannato da S. Pio X come demolitore di ogni religione positiva essendo infetto da agnosticismo, immanentismo, relativismo ed evoluzionismo (Enrico Zoffoli: Dizionario del Cristianesimo, Sinopsis Iniziative culturali).
2 Scientismo: Termine inventato in Francia due secoli fa ed usato con orgoglio da quanti presumono di avere nella ‘scienza’  la chiave per la soluzione di tutti i problemi del pensiero umano.
3  http://Storialibera.it, del 02.03.07, riporta un articolo dello scrittore e giornalista Antonio Socci tratto dal n° 20 della nota Rivista ‘Il Sabato’ del 16 maggio 1992, pagg. 50/53: Per maggiori ragguagli vedi - di Guido Landolina - il Cap. 13 de ‘VIAGGIO NELL’APOCALISSE VERSO L’ANTICRISTO PROSSIMO VENTURO’, Edizioni Segno, luglio 2007. L'opera è disponibile nel sito internet dell'autore http://www.ilcatecumeno.net  
In tale articolo Socci osserva fra l'altro che persino il vescovo Karl Lehmann, a suo tempo Presidente della Conferenza Episcopale tedesca e uno dei vice-presidenti del Sinodo sull’Europa, ebbe a dichiarare in una intervista all’Agenzia Kna: «Quanto alla 'fattualità storica' della resurrezione di Gesù Cristo, la cosa è complessa. Comunque è un evento reale. La resurrezione di Gesù Cristo da parte di Dio Padre è, strettamente intesa, un avvenimento nella sfera di Dio, che nel suo nucleo non appartiene alla nostra storia. Ma essa si ripercuote in quanto evento nello spazio e nel tempo».
La resurrezione sarebbe dunque un evento ‘reale’ nella ‘sfera di Dio’ ma che non appartiene alla realtà della Storia, vale a dire che non sarebbe mai avvenuta sulla faccia della terra.
Linguaggio da iniziati, più che da ‘Pastori’, che però starebbe ancora a ribadire che la Resurrezione fisica di Gesù fu una ‘realtà della sola fede così come vollero credere i primi cristiani, ma non un fatto oggettivo, storicamente accaduto.
La mentalità scientista di molti teologi modernisti – per cui nulla può avvenire se non nel rispetto delle leggi fisiche naturali - non ammette la deroga alle stesse e quindi non ammette il miracolo, giudicato pertanto ‘impossibile’ persino a Dio.
4 Vedi al riguardo le numerose opere, compresa la sua Autobiografia fatta scrivere dai suoi Direttori spirituali, pubblicate dal Centro Editoriale Valtortiano di Isola del Liri (FR)
5 Guido Landolina: vedi ad esempio l’ultima opera:‘Viaggio nell’Apocalisse verso l’Anticristo prossimo venturo’ - Cap. 13.2 – Ed. Segno, 2007. - Vedi inoltre nelle varie opere dell’autore liberamente scaricabili dal suo sito internet ‘ALLA RICERCA DEL PARADISO PERDUTO’ digitando  http://www.ilcatecumeno.net
6 Antonio Socci: ‘Il segreto di Padre Pio’, Rizzoli, 2007
7 Fonte Wikipedia, l’enciclopedia libera: Padre Pio da Pietralcina
8 A proposito di certi ‘uomini di Chiesa’ delle gerarchie ecclesiastiche e di taluni abusi da parte del ‘Santo Offizio’, Antonio Socci – in un articolo apparso sulla edizione del quotidiano ‘Libero’ del 23 settembre 2007 (APPELLO AL PAPA!!!!) - scrive fra l’altro: «…Pio XII una volta disse ad un personaggio, noto anticlericale, che se non erano riusciti i preti a distruggere la Chiesa, non ci sarebbero riusciti neanche loro. San Vincenzo de’ Paoli fu ancora più duro: “La Chiesa non ha nemici peggiori dei preti”. La storia in effetti fa riflettere. Basti ricordare cosa hanno dovuto subire molti santi. Pio XII, parlando una volta di Padre Pio, disse: “Non dimenticate quante persone sono state proclamate sante, nonostante che il Santo Offizio le avesse colpite e condannate”. Facile acclamare queste persone innocenti poi, quando la Chiesa le canonizza. Era dovere difenderle prima, quando gli uomini di Chiesa li perseguitavano…’».
9 Maria Valtorta: ‘L’Evangelo come mi è stato rivelato’, Vol. I, Cap. 45.6, Centro Ed. Valtortiano, 2001
10 Maria Valtorta: ‘L’Evangelo come mi è stato rivelato’, Vol. X, Cap. 652, Centro Ed. Valtortiano, 2001
11 Emilio Pisani: ‘Pro e contro Maria Valtorta’ , Pag. 11 e 12 - Centro Edit. Valtortiano, 2002
12 Vedi al riguardo, di Emilio Pisani: ‘CONDANNATA MA APPROVATA’ (L’Opera di Maria Valtorta e la Chiesa), pagg. 25/27, Centro Editoriale Valtortiano, 2006
13 Emilio Pisani: ‘Pro e contro Maria Valto
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INTRODUZIONE al 2° VOLUME
Perché il 'mio' Gesù?!
Se la Prefazione che avete appena letto vale per entrambi i due volumi dai quali è composta questa 'Breve storia della vita di Gesù' e se l'Introduzione al primo volume vale anche per questo secondo, dobbiamo qui aggiungere alcune ulteriori considerazioni alla Introduzione del primo.
Cominceremo pertanto con il riportare qui nuovamente il 'dettato'  con cui il Gesù delle visioni di Maria Valtorta aveva concluso nel precedente volume i suoi tre anni di vita pubblica. 1
Dice Gesù:
«E anche il terzo anno di vita pubblica ha fine. Viene ora il periodo preparatorio alla Passione. Quello nel quale apparentemente tutto sembra limitarsi a poche azioni e a poche persone. Quasi uno sminuirsi della mia figura e della mia missione.
In realtà, Colui che pareva vinto e scacciato era l'eroe che si preparava all'apoteosi, e intorno a Lui non le persone ma le passioni delle persone erano accentrate e portate ai limiti massimi.
Tutto quanto ha preceduto, e che forse in certi episodi parve senza scopo ai lettori maldisposti o superficiali, qui si illumina della sua luce fosca o splendente. E specie le figure più importanti. Quelle che molti non vogliono riconoscere utili a conoscere, proprio perché in esse è la lezione per i presenti maestri, che vanno più che mai ammaestrati per divenire veri maestri di spirito.
Come ho detto a Giovanni e Mannaen, nulla è inutile di ciò che fa Dio, neppure l'esile filo d'erba. Così nulla è di superfluo in questo lavoro. Non le figure splendide e non le deboli e tenebrose. Anzi, per i maestri di spirito, sono di maggior utile le figure deboli e tenebrose che non le figure formate ed eroiche.
Come dall'alto di un monte, presso la vetta, si può abbracciare tutta la conformazione del monte e la ragione di essere dei boschi, dei torrenti, dei prati e dei pendii per giungere dalla pianura alla vetta, e si vede tutta la bellezza del panorama, e più forte viene la persuasione che le opere di Dio sono tutte utili e stupende, e che una serve e completa l'altra, e tutte sono presenti per formare la bellezza del Creato, così, sempre per chi è di retto spirito, tutte le diverse figure, episodi, lezioni, di questi tre anni di vita evangelica, contemplate come dall'alto della vetta del monte della mia opera di Maestro, servono a dare la visione esatta di quel complesso politico, religioso, sociale, collettivo, spirituale, egoistico sino al delitto o altruistico sino al sacrificio, in cui Io fui Maestro e nel quale divenni Redentore.
La grandiosità del dramma non si vede in una scena ma in tutte le parti di esso.
La figura del protagonista emerge dalle luci diverse con cui lo illuminano le parti secondarie.
Ormai presso la vetta, e la vetta era il Sacrificio per cui mi ero incarnato, svelate tutte le riposte pieghe dei cuori e tutte le mene delle sette, non c’è che da fare come il viandante giunto presso la cima. Guardare, guardare tutto e tutti.
Conoscere il mondo ebraico. Conoscere ciò che Io ero: l'Uomo al disopra del senso, dell'egoismo, del rancore, l'Uomo che ha dovuto essere tentato, da tutto un mondo, alla vendetta, al potere, alle gioie anche oneste delle nozze e della casa, che ha dovuto tutto sopportare vivendo a contatto del mondo e soffrirne, perché infinita era la distanza fra l'imperfezione e il peccato del mondo e la mia Perfezione, e che a tutte le voci, a tutte le seduzioni, a tutte le reazioni del mondo, di Satana e dell'io, ha saputo rispondere: "No", e rimanere puro, mite, fedele, misericordioso, umile, ubbidiente, sino alla morte di Croce.
Comprenderà tutto ciò la società di ora, alla quale Io dono questa conoscenza di Me per farla forte contro gli assalti sempre più forti di Satana e del mondo?
Anche oggi, come venti secoli or sono, la contraddizione sarà fra quelli per i quali Io mi rivelo.
Io sono segno di contraddizione ancora una volta. Ma non Io, per Me stesso, sibbene Io rispetto a ciò che suscito in essi.
I buoni, quelli di buona volontà, avranno le reazioni buone dei pastori e degli umili. Gli altri avranno reazioni malvagie come gli scribi, farisei, sadducei e sacerdoti di quel tempo.
Ognuno dà ciò che ha. Il buono che viene a contatto dei malvagi scatena un ribollire di maggior malvagità in essi.
E giudizio sarà già fatto sugli uomini, come lo fu nel Venerdì di Parasceve, a seconda di come avranno giudicato, accettato e seguito il Maestro che, con un nuovo tentativo di infinita misericordia, si è fatto conoscere una volta ancora.
A quanti si apriranno gli occhi e mi riconosceranno e diranno: "É Lui. Per questo il nostro cuore ci ardeva in petto mentre ci parlava e ci spiegava le Scritture"?
La mia pace a questi e a te, piccolo, fedele, amoroso Giovanni».
Abbiamo dunque percorso nel volume precedente le tappe principali della vita di Gesù fino alla fine del terzo anno della sua vita pubblica di predicazione.
Inizia ora il quarto anno, o meglio i primi mesi del quarto anno con gli ultimi mesi di vita di Gesù fino alla sua Passione, Crocifissione, Resurrezione, Ascensione, e infine alla discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli e su Maria SS. nel Cenacolo.
Il momento culminante di questa seconda parte della nostra Opera è  costituito dalla Passione di Gesù.
Passione significa non solo sofferenza dell'Uomo-Dio ma anche - da parte nostra - espressione di sentimenti forti, anche 'politicamente scorretti', che potrebbero risultare invisi a quei cattolici che amano definirsi  'adulti' e che hanno creduto di poter abbandonare la severità dell'insegnamento e dei valori cristiani per una reinterpretazione dei Vangeli in chiave edulcorata.
Ricordo di aver letto uno scritto di Vittorio Messori2 nel quale mi avevano colpito alcune sue riflessioni che farò in parte mie.
Avevo già detto nel primo volume, parlando dell'episodio della Presentazione di Gesù bambino al Tempio, che il vecchio Simeone aveva profetizzato a Maria che quel bimbo sarebbe stato fattore di rovina e 'resurrezione' per molti nonché segno di 'contraddizione' che avrebbe svelato il segreto dei cuori.
Avevo anche spiegato che in effetti la Dottrina di Gesù, in quanto Dottrina di un Dio che é Verità, avrebbe obbligato il mondo a prendere posizione a favore o contro a seconda delle pulsioni del 'cuore' di ognuno.
A seconda poi di come ognuno si sarebbero rapportato in relazione alla Parola divina, ne sarebbe seguito il giudizio da parte di Dio.
Osserva dunque Messori che - prima ancora dell'uscita del film 'The Passion' del noto regista Mel Gibson, film divenuto poi un successo  mondiale con una enorme affluenza di pubblico - non si contarono le prese di posizione 'contro'.
Il 'media system' laico e laicista in particolare si scatenò contro il film cercando di accreditare la propria opinione negativa come se la stessa fosse stata anche quella della vera opinione pubblica.
Si rimproverava fra l'altro al film la sua cruda e per molti versi 'sanguigna' aderenza al racconto dei Vangeli quasi che lo spettacolo delle atroci sofferenze fisiche subite da Gesù fosse una cosa da nascondere, se non una esagerazione inventata dai primi cristiani delle origini che avevano definito 'perfidi' i giudei.
Il regista fu in qualche modo indotto a 'stralciare' dal film il famoso episodio in cui - rifiutandosi Pilato di emettere condanna contro quel 'giusto' e dichiarando e manifestando egli ostentatamente di non voler avere le proprie mani sporche del Sangue di Gesù - i Capi dei Giudei e l'accozzaglia di popolo prezzolato presente in piazza gridarono a Pilato che il suo Sangue cadesse pure su di loro e sui loro figli.
Scrive Vittorio Messori che 'gli stessi ebrei americani hanno dovuto riconoscere che l'aggressione preventiva e tenace dell'Anti-defamation League (con addirittura il suo presidente che si precipita a Roma per convincere il Papa a censurare i Vangeli!) è stata un esempio da manuale di autogol. Non a caso quella protesta si é fatta man mano più soft, sino a spegnersi quando la gente ha potuto vedere il film'.
Così pure, continua Messori, molta stampa cattolica - e qui io aggiungerei 'progressista' - prima ancora di vedere il film  era partita 'a testa bassa' contro Mel Gibson, accusato di essere un 'cattolico tradizionalista', un 'credente di destra' che si opponeva al solo 'cristianesimo praticabile: quello 'aperto', 'pluralista', 'dialogante'.
Osserva ancora Messori che in alcuni cattolici 'sembra essere scattata pure quella mentalità gnostica che ha orrore della carne e vorrebbe de-materializzare i Vangeli, riducendoli non alla storia di un uomo crocifisso e risorto, ma a un manuale di «spiritualità», di morale, di concordia paciosa e universale. La condanna scandalizzata, ripetuta come un ritornello, della violenza, del sangue che scorre a rivoli nel film, nasce da questo desiderio di avere un Vangelo «pulito», non «sporcato» da un eccesso di corporeità, un Vangelo dove la Passione non sia che un incidente secondario, da non enfatizzare, quel che conta essendo non la sofferenza dell'«Uomo dei dolori»  ma l'insegnamento etico...'.
Per quanto riguarda il 'mio' Vangelo, volendo raccontare la storia della  vita  di Gesù ho dunque preferito rifarmi alle visioni di una mistica.
Se Gesù é Verità, e se la Verità è spada che divide, strumento di contraddizione che svela il pensiero nascosto dei cuori, se la Verità obbliga a schierarsi ed anche a 'combattere' i luoghi comuni e le false verità, non potevo che scegliere - come falsariga del mio racconto - il 'Vangelo' di questa mistica che probabilmente verrebbe oggi tacciata di 'tradizionalismo': peccato capitale attribuito a chi non é modernista e difende la bimillenaria Tradizione dei Padri della Chiesa.
Non potevo che scegliere il 'vangelo' di una mistica, categoria quest'ultima assolutamente disprezzata dai cultori della critica evangelica moderna, quella che riduce la Resurrezione, i miracoli, l'Ascensione di Gesù ad un 'simbolo' per il popolo degli ingenui dalla fede infantile.
Ho voluto dunque presentare in questi due volumi un'Opera che se da un lato verrà da alcuni sprezzantemente definita 'apologetica', dall'altro sarà anch'essa elemento di 'contraddizione' non rispetto a se stessa ma, parafrasando le parole del Gesù valtortiano, rispetto a ciò che essa suscita in altri.
Ecco il perché del 'mio' Gesù.

1  Maria Valtorta: ‘L’Evangelo come mi è stato rivelato' – Vol. VIII, Cap. 540.12 – C.E.V. (Dettato del 16.12.1946)
2  V.Messori: 'Emporio cattolico - Uno sguardo diverso su storia e attualità' - Sugarco Ed., 2006, Cap. 33: 'The passion'.

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